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Suono il campanello: Centro Vessella. Sono le 9.

Mi risponde la sua voce roca e inconfondibile.

Ma chi è Giuseppe Vessella?

Me lo domando mentre mi viene incontro ancheggiando per farmi ridere: pantaloni neri della tuta, pantofole, giubbotto di jeans imbottito, cappelletto nero con visiera, mezzo sigaro in mezzo alle labbra sorridenti, mani in tasca. 1.65 cm di altezza concentrano tonnellate di consapevolezza.

Età anagrafica 70.

Età energetica 30: Lui non si sente e non vuole essere chiamato " maestro" e nemmeno "Anand", il suo nome da sannyas, che guarda caso significa beatitudine.

Se poi uno gli dà del "lei", si gira e dice: "Ma co chi ce l'hai?..I' so' Peppe" e la voce gli parte dall'hara.

E' l'individuo che parla non la personalità.

"Bongiorno" mi dice abbracciandomi.

Restiamo un po' cosi' immersi nel respiro e poi continua

"Ho già fatto il terzo paziente.."

"Buongiorno..allora sei pronto a raccontarmi per bene la tua vita? Mi avevi detto di sì.."

"Sì..sì.. ma non è che c'è molto da dire".

Lo guardo un po' incredula e saliamo le scale per andare a casa sua. Saluto Teresa che sta cucinando e ci mettiamo seduti sulla panca accanto al camino acceso.

Liquida con poche parole i suoi primi 40 anni perché dice: "Io non sono più il mio passato, sono il presente, se dai energia al passato non la dai al presente".

Insisto un po' perché torni indietro con la memoria e così, con gli occhi socchiusi e l'eterno mezzo sigaro che gli viaggia in mezzo alle labbra inizia.

"A 8- 9 anni sono andato a vivere in Francia con i miei genitori, a 11anni ho ringraziato mio padre per avermi messo al mondo e me ne sono andato via di casa. Per 18 anni ho fatto tutti i lavori del mondo: in fonderia, in miniera, a lavare i cessi, eravamo extracomunitari. A19 anni mi sono sposato con Teresa che mi ha fatto anche da madre. Ho sempre amato tutti i lavori che ho fatto perché mi davano da vivere. Non mi sono mai assentato un giorno dal lavoro, neanche quando stavo male.
Quando sono rientrato in Italia sono entrato nel commercio, poi ho comprato il bar. In quel periodo stavamo bene economicamente, ma ero sempre incazzato. Dalla mattina alla sera. Cercavo inutilmente qualcosa che non andava bene dentro di me, ero sempre insoddisfatto. Vomitavo bile. Per 5 anni è andata avanti così: ero incazzato, infelice, non mi godevo la vita. Mi sono fatto venire una malattia."

"Ma tu che paziente sei stato?":

Si alza di scatto e ride con gli occhi e con la pancia.

"Un paziente ribelle, indisciplinato, non ero paziente ero impaziente.."

Si ferma un po' sembra assorto in un pensiero, il viso adesso è più serio. Si risiede.

"Dopo la malattia è cambiata tutta la mia vita, è esploso in me subito l'individuo. E quello è stato il più grande dolore. Il dolore più grande è iniziato con la mia guarigione, per due anni: Il passato non esisteva più c'era l'ignoto..
e da subito è nato l'amore per me: Oggi dico l'amore per il corpo, la mente, la coscienza e lo spirito: E non so perché dico questo. Ho dovuto riequilibrarli con l'aiuto della mia amante.. la bicicletta. Facevo 150-200 km al giorno. Notte e giorno. 23 ore su 24. Portavo il respiro al massimo, fino all'esasperazione, fino a vedere le lucciole..e vomitavo. Non il cibo ma la tensione. Mandavo volontariamente il respiro in corto circuito e ripartivo: Nonostante avessi "ripulito" il corpo dalla malattia,in quegli anni ho avuto tanti incidenti: mi sono rotto 2 volte il femore, 1 volta la clavicola, un'altra volta il braccio, il polso, finché non sono arrivato a rompermi tutte le giunture del corpo. Ma non ho mai mollato.

Ogni volta che cadevo dalla bici ne compravo una più bella.."

Sorride guardandomi.

"Cambiavo l'amante no?....Quando non ho avuto più niente da rompermi ho dovuto per forza iniziare a ricostruirmi: A ricostruire il mio corpo: Non l'ho mai fatto toccare da nessuno quando stavo male. Nemmeno da Teresa"

Si alza fisicamente insieme alla sua energia.

"Ho dovuto riequilibrare il mio corpo come terapista, dovevo fare quella esperienza del dono naturale su di me: Ho ricostruito il mio corpo cm su cm , studiavo come era fatto su un libro di shiatsu che mi ero fatto comprare e facevo i disegni sul mio corpo e sulle lenzuola"

Mi guarda fisso:

"Se non fai esperienza su di te non puoi insegnare niente agli altri. Durante la malattia ho pregato Dio.... Gesù.. Buddha..Allah..
alzavo gli occhi al cielo per far scendere Qualcuno, ma non arrivava un cane. Nessuno entrava alla mia porta perché IO non lo permettevo: Quando ho deciso di farli entrare, quando ho accettato che Dio ero IO, sono entrati tutti insieme , una valanga. La guarigione dipende da te , da te, da te. E' salita così in me la visione del dono naturale nelle mie mani: Avevo sperimentato su di me, adesso dovevo sperimentarlo sugli altri:.."

Sono ormai le 10 e 30 e Peppe continua a parlarmi davanti a un piatto di spaghetti fumanti.

"Peppe..che differenza c'è tra il sogno e la visione?":

"Non lo so..per la mia esperienza la visione è diventata subito esperienza, il sogno rimane per aria. Ho messo le mani per caso su un paesano che aveva un'ernia del disco e da allora non mi sono più fermato..
Da quel paziente sotto le mie dita ne sono passati migliaia e migliaia...."

Mi guarda.

"Abbiamo finito no?"

Faccio finta di non aver sentito. "Torniamo al tuo paesano..". Sospira.

"Beh.. è guarito subito.. a Ceprano si è sparsa la voce e in pochi giorni a casa mia c'era la fila.. Così una mattina mi sono alzato e ho detto - vado a mettere lo studio a Ciampino- Quando l'ho detto a Teresa mi ha detto - Tu sei pazzo" Mi fa un cenno d'intesa in direzione di Teresa:

"La mia compagna di viaggio non mi riconosceva più. Infatti diceva che rivoleva il Peppe che aveva sposato.... Teresa conosceva la personalità di Peppe non l'individuo, l'individuo è la tua essenza.. Quando ti costruisci una personalità quella non è la tua essenza è una maschera.."

Ride di gusto.

"Ma la mia è stata una pazzia consapevole. Infatti dopo 3 mesi a Ciampino per una consulenza ci voleva il numeretto.. Comunque adesso sono 48 anni che io e Teresa viaggiamo così, nell'amore,nella confusione, nelle incazzature. Non importa. Siamo vivi"

"Aho..aho.. aho.." gli fa eco Teresa.

"Ma questo dono si era manifestato già da bambino in te in qualche modo?":

"Beh...mio nonno era un pastore ed era già un manipolatore, metteva a posto le storte e io più di una volta ho rotto le zampe alle pecore per poterle aggiustare come faceva lui. Una volta ho rischiato pure le botte..il filo era quello..non lo so.."

Mi dice tormentando uno stuzzicadenti e iniziando a camminare nella stanza. Sono quasi sicura che si è stufato. Però domando ancora " E la spiritualità?":

"Siamo nati spirituali nessuno ti può dare niente.. quello che ti serve ce l'hai già devi solo tirarlo fuori.. se vuoi.. Comunque nel '95 una paziente, Patrizia Calvelli, mi ha regalato un libro e la dedica diceva: - Per ampliare la tua conoscenza dal punto di vista energetico- da lì è nato l'incontro con il Reiki e poi tutte le altre esperienze"

"Quali?" Apre la scatola di sigari.

"Fai prima a chiedermi che cosa non ho fatto e io ti rispondo"

Pausa di silenzio..il sigaro tra le mani.

"La società vuole sapere, all'individuo invece interessa il risultato, all'individuo non gli viene da dire che cosa ha fatto, non gli interessano le chiacchiere ma solo se funziona"

"Ma almeno dimmi..tra i tanti corsi qual è stato il corso o i corsi che ti hanno insegnato di più?" Mi guarda, si riaccende il sigaro e il profumo dell'anice mi entra nel naso.

"Nessun corso ti insegna niente. sei tu che prendi... dipende da te ricevere. Comunque per me il più grande corso è ogni paziente che arriva...e poi..."

Si avvicina con la faccia disincantata e divertita di chi la sa così lunga da aver riacciuffato la vita per la seconda volta..Mi guarda aspirando di nuovo una boccata dal sigaro e mi sussurra con un lieve sorriso.

"E poi ..vivere la vita a 360 gradi."

E il profumo dell'anice esplode nella stanza.


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